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NAD - Nuova Accademia Design - formazione verona milano corso online training job scuola fashion

Garden Design: costruire con i profumi e sognare con le pietre.

A breve partirà il Corso di Garden Design di NAD – Nuova Accademia del Design, un percorso accademico annuale che consentirà agli studenti di ottenere una preparazione formativa completa e brillante, adatta ad intraprendere il lavoro di Garden Designer.
Il Corso annuale NAD garantisce una qualifica professionale riconosciuta e certificata AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, l’Associazione di categoria che raccoglie i professionisti che si occupano di progettare, promuovere e divulgare i temi del paesaggio. AIAPP è diramazione di IFLA – International Federation of Landscape Architect con l’obiettivo di valorizzare l’immagine e la visibilità dei temi paesaggistici anche nelle realtà locali.
Oggi parliamo con l’architetto Fabio Pasqualini, fondatore di HSL Studio, dove svolge la propria attività professionale di progettazione nell’ambito del Garden Design, nonché presidente della Sezione Triveneto-Emilia Romagna di AIAPP.

D. La vostra Associazione presta grande attenzione ai giovani e al mondo dell’istruzione, collaborando con diverse realtà formative tra cui NAD – Nuova Accademia del Design. Com’è nata questa cooperazione?

R. Sono stato contattato per alcune lezioni specifiche sul tema della progettazione del giardino privato e pubblico. Da lì è nata l’ipotesi di una collaborazione più approfondita, dove AIAPP avesse la gestione scientifica del corso in condivisione con NAD. In questo modo abbiamo creato una sinergia interessante unendo la cultura, sia tecnica che di docenza, di molti soci e l’esperienza nella gestione dei corsi di NAD.

D. Essere un Garden Designer significa progettare paesaggi urbani e rurali, tutelando le caratteristiche naturali del territorio e promuovendo i valori storici e culturali del luogo. Come si è evoluto il linguaggio del Garden Design e quali sono le tendenze oggi più interessanti?

R. Questo è uno dei temi che tratto nelle mie lezioni. Penso che il giardino in ogni epoca abbia rappresentato la società in cui veniva progettato. Ora si deve parlare di giardino che rispetti l’ambiente, che abbia pochi costi di realizzazione e poca manutenzione. Significa, quindi, una grande ricerca botanica inserita in progetti a basso consumo idrico, ove la formalità gioca con la naturalità per dare alla committenza un ritorno alla natura di cui già Rousseau parlava nel 700. Si deve rispettare il contesto, la storia ed il paesaggio, per cui il progetto del giardino è un processo pieno di vincoli stimolanti a cui si aggiunge l’arte e la sensibilità del progettista.

D. Riflettendo sul cambiamento socio-economico del pianeta, che cosa vuole dire essere un Garden Designer al giorno d’oggi?

R. A mio avviso ci sono due chiavi di lettura. La prima è di rottura verso dinamiche in cui l’economia è il centro del pensiero di sviluppo sociale. Le piante crescono, muoiono, e i giardini a volte sembrano prendersi gioco di noi, sviluppando dinamiche autonome ed incontrollate che esulano addirittura dal progetto e modificano le aspettative. Quindi il Garden Designer deve saper navigare a vista e oltrepassare le rigide logiche del prodotto. Un’altra chiave di lettura è che il mondo che ci circonda ha sempre più bisogno di questa rottura, ha bisogno di ritrovarsi nella natura e nelle sue logiche autonome e quindi vi sarà sempre più bisogno di figure in grado di far vivere tali emozioni.

D. Ripercorrendo il suo percorso formativo, ha sempre sognato di diventare Garden Designer?

R. In fondo credo di sì. Da bambino passavo giornate nella casa sull’albero e il mio rapporto architettura–natura è nato lì. Quel gelso è la mia pianta, ed è ciò che mi ha fatto frequentare la Facoltà di Architettura in modo differente, seguendo i corsi ad indirizzo Paesaggio, prima che i Corsi di Laurea in Paesaggio fossero attivi. Pensavo che essere socio AIAPP sarebbe stato il massimo a cui aspirare, ed ora ne rappresento la Sezione Triveneto-Emilia Romagna. La cosa mi fa sorridere ma anche pensare che, insistendo, la vita oltrepassa i sogni.

D. Che consigli che si sente di dare a chi aspira diventare Garden Designer?

R. Domanda complessa, ma che mi viene fatta spesso. A parte che è il più bel lavoro del mondo, ed è già qualcosa. Un Garden Designer pensa spazi grandi, natura, fiori, colori, costruisce con i profumi e sogna con le pietre.
La pazienza e la cosiddetta gavetta sono elementi essenziali per trovare la dimensione esatta di un Garden Designer. Certamente non basta una scuola o un corso a certificare la bravura, ma questo deve essere l’inizio. Serve la passione, l’impegno, lo studio e l’aggiornamento continuo, anche quando si è al mare con la fidanzata che si stuferà di vedervi tuffare in un cespuglio per identificare una pianta misteriosa o di sentirvi ripetete mille volte un nome botanico.